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DepoCyte nelle carcinomatosi meningee:
farmacocinetica
Amerigo Boiardi
Istituto Neurologico “C. Besta” Milano
La carcinomatosi meningea è un evento certamente
sottostimato la cui prognosi è estremamente sfavorevole a
breve scadenza dalla diagnosi.
La diffusione di cellule tumorali sulle leptomeningi può
essere trattata con chemioterapici in rachide ma con risultati
generalmente modesti.
Il limite principale di tale trattamento è legato alla
cinetica dei farmaci sino ad ora utilizzabili: il methotrexate, la
citarabina ed il thiotepa tutti con un’emivita di poche ore.
Questi farmaci quando iniettati in rachide si diffondono nel liquor
in modo teoricamente omogeneo ma non sono in grado di entrare nei
ventricoli, di fare cioè un percorso contro corrente che
richiederebbe un tempo maggiore della emivita di ciascuno dei
farmaci considerati. Per ovviare a tale importante limitazione
è quindi necessaria la loro somministrazione per via
ventricolare, tramite posizionamento, con atto chirurgico, di un
serbatoio di Ommaya la cui estremità aggetti in un ventricolo.
Solo in questo caso il chemioterapico inoculato ha la
possibilità di diffondersi e permeare le leptomeningi in
toto.
La preparazione di citarabina inglobata in una struttura lipidica
multivescicolare che ne permetta il graduale ed armonico rilascio
(DepoCyte), risolve molti dei problemi che si incontrano con
l’utilizzo dei farmaci tradizionali.
Le vescicole che racchiudono la citarabina sono costituite da
lipidi naturali biodegradabili ed ogni vescicola contiene il 95% di
acqua e citarabina e solo il 5% è costituito da involucro
lipidico. Le vescicole sono tra loro adese in sferule che si
frantumano nel tempo rilasciando gradualmente la citarabina.
Contrariamente ai liposomi che sono caricati al 30-40% in vescicole
lipidiche mono o plurilamellari (Figura 1),
necessariamente di piccole dimensioni perchè debbono sfuggire
al reticolo endotelio e che si degradano quasi contemporaneamente
in tempi prestabiliti, il DepoCyte è formato da sferule di
grandi dimensioni che non necessitano di evitare il reticolo
endotelio perchè iniettate direttamente in rachide e si
degradano sfaldandosi gradualmente dagli strati più esterni,
con liberazione quindi graduale del chemioterapico.
Le analisi di farmacocinetica dimostrano che la citarabina
rilasciata dalla fiala di 50 mg di DepoCyte ha un’emivita nel
liquor di 141 h, mantenendo l'attività citotossica ad un
livello nettamente superiore al valore di minima
citotossicità. La citarabina iniettata libera alla dose di 30
mg in rachide ha un’emivita di sole 3,4 h raggiungendo
rapidamente il livello di minima attività citotossica
(Figura
2).2
Un altro vantaggio importante del Depo-cyte è relativo alla
sua via di somministrazione che non richiede l’inoculo per
via ventricolare.
La lunga emivita delle vescicole di citarabina ne permette la
risalita nei ventricoli anche se il farmaco è iniettato a
livello lombare. La dimostrazione della concentrazione del prodotto
anche nei ventricoli con diffusione contro corrente è evidente
utilizzando il farmaco marcato con radioisotopo.
La citarabina risulta chiaramente presente ed armonicamente
distribuita, dopo qualche ora, sia negli spazi subaracnoidei che
nei ventricoli, indipendentemente dalla via di somministrazione,
sia questa ventricolare o spinale. Un’ulteriore dimostrazione
proviene dal conteggio diretto delle particelle di DepoCyte nel
liquor spinale o ventricolare. Dopo 15 giorni dalla
somministrazione di DepoCyte, il numero delle particelle per mL
liberate nel tempo si esprime con due curve esattamente
sovrapponibili di concentrazione liquor, sia a livello spinale che
ventricolare (Figura 3). Le due
curve sono uguali anche nei valori di citarabina libera dosata sia
a livello spinale che ventricolare.2 Per 15 giorni le
due curve sono identiche e questo è indicato come intervallo
ottimale ritenuto utile per rinnovare la somministrazione in
rachide di DepoCyte.
Conclusione
DepoCyte offre un importante miglioramento del trattamento delle
carcinomatosi meningee, in primis perchè è possibile
evitare le somministrazioni bi-settimanali necessarie con gli altri
farmaci tradizionali. Si riduce quindi il disagio del paziente, il
rischio di infezioni e l’insorgenza di aracnoiditi locali a
seguito delle ripetute somministrazioni intratecali. Altro
vantaggio, di non secondaria importanza, è che si evita il
posizionamento del serbatoio di Ommaya per la somministrazione
endoventricolare necessaria con i farmaci tradizionali, perchè
si possano diffondere in tutti gli spazi liquorali.
DepoCyte non modifica però significativamente la
prognosi di questi pazienti e soprattutto non vede indicazione per
il trattamento di lesioni leptomeningee se documentate come massa
nodulari, il farmaco infatti non penetra nello spessore della
lesione se non per pochi mm. In questi casi il trattamento di
elezione è sempre costituito dalla radioterapia mirata
associata a chemioterapia per via sistemica.
References
1. Balis FM, Poplack DG. Central nervous system pharmacology of
antileukemic drugs. Am J Pediatr Hematol Oncol 1989;11:74-86.
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